Questa settimana noi palermitani festeggiamo la nostra patrona Santa Rosalia, non solo con devozione religiosa organizzando una lunga e importante processione, ma anche mangiando in suo onore ;-)! Per l’occasione vi ho già parlato della pasta con le sarde che si prepara e viene mangiata in casa, mentre tipico cibo da strada, oltre al “mellone (anguria) ghiacciato”, troverete “u sfinciuni”, lo sfincione palermitano: un morbido impasto, simile a quello della pizza, più spesso, condito con salsa di pomodoro, cipolla, acciughe, cubetti di formaggio chiamato caciocavallo e pangrattato.

Questo tipo di sfincione si può gustare solo a Palermo, anche se ogni provincia ha il suo modo di prepararlo con diversi ingredienti; per esempio mio nonno è originario di Corleone, in provincia di Palermo, e quando lo prepariamo in casa, optiamo per la versione corleonese con l’aggiunta di salsiccia al posto delle acciughe nel condimento! Ottimo!

Torniamo a parlare della versione palermitana, quella che tradizionalmente viene venduta da “Sfinciunari” ambulanti, che con il loro banchetto o a bordo di motoveicoli a tre ruote, meglio conosciuti da noi cittadini come “lapini”, invitano ad assaporare il loro prodotto gridando a voce alta o utilizzando un amplificatore con una voce registrata che dice: “Chi ciavuru, chisti sunnu cosi fatti ra bella vieru, chi ciavuru…uara u sfuinavi uara! Chi spicialità, chi cosi belli”! TRADUZIONE: “Che odore, queste sono cose fatte veramente bene, che odore… l’ho appena sfornato! Che prelibatezza, che buono”!

Anticamente veniva mangiato per le feste o per le occasioni particolari, infatti come scriveva Giuseppe Pitrè, il più importante raccoglitore e studioso di tradizioni popolari siciliane, veniva preparato anche per la festa di fidanzamento, il cosiddetto “appuntamientu”, che avveniva in casa della promessa sposa. Adesso invece ogni occasione è buona per gustare un pezzo di sfincione, magari a colazione o addirittura per merenda!

A Bagheria per esempio, è il tradizionale piatto principale del menù che si prepara il giorno prima di ogni festa natalizia (Immacolata, Natale, Capodanno ed Epifania).

Si pensa che l’origine di questa ghiottoneria sia saracena, anche se sono in molti a ritenere che sono state le suore del monastero di San Vito di Palermo ad aver inventato la ricetta!

Vediamo adesso come prepararlo in casa:

INGREDIENTI PER DUE TEGLIE: 1 Kg di farina 00, 1/2 Kg di farina di grano duro, 50 gr di lievito di birra, 1 cucchiaio di sale, 1 cucchiaio di zucchero, 120 gr di strutto, acqua tiepida quanto basta. PER IL CONDIMENTO: cipolle, sarde salate, salsa di pomodoro a ricoprire la pasta, pangrattato, caciocavallo a dadini, origano e olio d’oliva.

PREPARAZIONE: impastate i due tipi di farina insieme, come se doveste fare una normale pizza. Ottenuto un impasto liscio e soffice al tatto, fatene una palla, infarinate e coprite con una tovaglia da tavola e lasciate lievitare in un posto tiepido per un paio d’ore. Rimpastate e attendete ancora un’altra ora. A questo punto, si stende delicatamente, allargando la pasta con le mani e si dispone nelle teglie rettangolari ben oleate e si ricopre l’impasto con la salsa di pomodoro. Se possibile meglio farlo lievitare un’altra mezz’ora. Successivamente aggiungete la cipolla, le sarde e infornate a 180°, per mezz’ora o più (dipende dal forno). A metà cottura versate il caciocavallo a dadini e ricoprite il tutto con una spolverata di pangrattato. Caldo è ottimo!

Buon Appetito e godetevi il video qui di seguito!

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