Cosa Visitare a Sperlinga – Dimora Regale

A Sperlinga, piazzaforte fedele ai Francesi durante la guerra del Vespro, notevole è il castello medievale, appartenuto ai Chiaramonte; il Castello è costruito su un gigantesco roccione, in cui è presente anche uno straordinario complesso rupestre: una moltitudine di ambienti scavati nella roccia, dall’antichità fino al medioevo (alloggi, stalle, prigioni, serbatoi, camminamenti) che fanno di Sperlinga, con Pantalica, il maggior esempio di civiltà rupestre siciliana.

A Sperlinga non esistono alberghi, c’è solo la trattoria – bar “Mundial” in via s. margherita, dove si può mangiare buona carne, salsiccia, formaggi.

Abbondante selvaggina è presente nelle campagne, e molto bestiame pascola nei ricchi prati cicostanti Sperlinga: si produce uva, olive, mandorle e grano. d’estate hanno luogo le feste paesane più importanti:

– La Festa di S. Giovanni Battista il 24 Giugno

– La grande sagra del Ferragosto, dal 13 al18 agosto, che si conclude con la festa di S. Liberata, una vicepatrona del paese, e con la sacra del Tortone”, un dolce fatto con la pasta del pane fritta e condita con molto zucchero.

– La festa della Madonna della Mercede, la quarta domenica di settembre.

Suggestiva è la processione delle confraternite vestite di biacno e incappucciate la Domenica delle Palme, in cui si portano in giro enormi rami di palme, come a Gangi, ma meno addobbate.

Tesori di cultura rurale – di Eleonora consoli

nell’insolito dialetto gallo – italico che distingue la zona appaiono nomi strani: “ncaoca trep” è una verdura amarostica che si raccoglie nelle campagne acquitrinose, nei primi giorni dell’autunno; “camoli” è la cicoria selvatica che accompagna le salsicce e i grandi arrosti o che rappresenta un vero e proprio piatto a sé, condita con olio d’oliva, aceto e pepe; il “torton” è una frittella dolce, semplicissima, fatta di pane in pasta e zucchero.

Le grotte, abitate fino a qualche tempo fa, nascondono piccoli tesori di cultura rurale: suppellettili e primitivi forni di pietra che ancora si conservano nelle suggestive grotte – museo. Sono gli stessi forni dove si panificava, una volta la settimana, e l’odoroso pane doveva bastare a tutta la famiglia, a volte numerosissima.

E nei giorni di festa si approfittava di questo rito consueto per preparare il “torton”. Un pò di farina in più, un pò di olio d’oliva ed ecco le fragranti frittelle, che assumevano forme strane.

Dorate nell’olio, lo zucchero le addolciva. Era una gioia per tutti: se ne faceva dono alle vicine e l’umile presente diveniva quasi un simbolo di amicizia, un regalo aggregante. Una sagra, da qualche anno, celebra la dolce preparazione, retaggio di queste civiltà scomparse.

Per maggiori informazioni su Sperlinga leggi “Il Castello di Sperlinga e le abitazioni rupestri” e “Sperlinga e il suo Castello“.

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