Ed ancora in salita per la strada che costeggia la fiumara d’Agrò, fra giardini d’agrumi e pingui orticelli, poi ancora ulivi, castagni, roveri, euforbie, lungo le pendici scoscese dei rilievi peloritani: il paesaggio è tutto un’armonia di forme e di colori.

Più avanti l’arredo botanico s’accresce di nuove specie: platani, noci, felci, finocchi e garofani selvatici, e, di quando in quando qualche agglomerato di case, qualche vecchia cappella. Alle gole di S. Giorgio, in contrada Aranciara, è tripudio suggestivo della natura: si è nel punto dove l’ampio letto ghiaioso della fiumara riceve le acque del torrente d’Antillo, la cui furia – quando è colmo – ha scavato un canyon di aspra e selvaggia bellezza.

La strada s’inerpica ormai verso il cuore della montagna, fra scoscese pareti di roccia, fitte di edera e di spruzzi di capelvenere; si svelano, o s’indovinano, in distanza le creste dei Peloritani, innevate di consueto in inverno, disposte quasi a raggerà (monte S. Elia, monte Paiano, pizzo Cute, monte Galfa, e, più lontani e maestosi, la Montagna Grande ed il pizzo di Vernà).

Ora anche il paesaggio botanico è diverso, ha ceduto il passo alla macchia boschiva mediterranea; poi, una vegetazione di ulivi e castagni annuncia il piccolo paese di Antillo. E’ l’”ultima Thule” del nostro percorso: per chi prosegua oltre, lungo sentieri sterrati, scavati in salita per l’aspra catena montuosa, in direzione dell’abitato di Fondachelli Fantina, posto proprio nel mezzo fra il versante ionico e quello tirrenico del triangolo peloritano, c’è il premio d’un paesaggio incorrotto, tra foreste di platani e castagni, di noccioli e praterie di ginestre; dalla vetta lo sguardo esplora per largo spazio all’interno, fino al mare.

In alto domina superba la grande Rocca di Novara, e sembra nell’infinita quiete dei luoghi che davvero sia il tetto inaccessibile del mondo.

Ed è proprio in queste zone, lungo la fiumara, che è possibile trovare il Camping La Focetta Sicula.

Profumi di alloro – di Eleonora Consoli

Poesia di una cucina casereccia. Lunghe fatiche alla madia, che producono pane, maccheroni e tagliatelle. Gli spiedini di carne panati si profumano dialogo e si dorano alla brace di legna. Anche il coniglio in casseruola si arricchisce di aromi, nel dolce effluvio del caramello spruzzato di aceto.

Qui, come altrove nell’isola, si mangiano le crispelle, bocconcini fragranti ricavati dalla pasta del pane, ripieni di tuma, acciughe o ricotta.

La pastorizia, modesta ma fiorente, offre ricotta fresca e formaggi purissimi. Frutteti rigogliosi, con ulivi, castagni, noccioleti presentano scorci di natura autentica, mentre famosi limoni verdelli si confondono fra gli agrumeti delle zone più interne.
Le focacce croccanti sono farcite con formaggi o verdure ed i piccoli capperi, tanto saporiti, puntualizzano il gusto dei piatti più tradizionali. Le votive “crocette” di fichi secchi si riempiono in allegria di un insolito composto fatto di noci, mosto e cacao, dove trovano posto anche le foglie del mandarino. Sono una delizia, una vera scoperta, un’autentica sorpresa per chi ama queste dolcezze sfiziose, retaggio di culture antiche, di suggestive usanze.

O Forza, O Forza, paiseddu caru, dimmi cu ti truvau ‘ssu lucaleddu: ti specchi ‘ntra lu mari paru paru, poi ti voti e bardi Muncibeddu; di ‘sti circonvicini si’ lu faru, biddizzi antichi nni tenu a munzeddu, opimi d’arti ca ‘unni hannu lu paru, pruduttu di pinneddu e di scarpeddu (Canto popolare)

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