Nicosia e Il Barocco In Sicilia

L’antico quartiere del SS. Salvatore può costituire la base per il terzo percorso, oltre quello medievale e barocco – settecentesco, quello appunto dei vivaci e insieme nostalgici quartieri popolari, che si annidano ora in salita ora in discesa lungo le rocce e che conservano ancora nascosti, in mezzo a plastiche e neon, sapori, odori e colori di un’età trascorsa: il quartiere di S. Anna, cui si accede da via S. Benedetto, scendendo a sinistra subito dopo la bella facciata con bugnato del cinquecentesco palazzo Beritelli di Valpetrosa, ad angolo con il gioioso palazzetto

Mastroianni dei primi del ‘900 e i limitrofi quartieri di S. Antonio e Mammafiglia; sotto il Castello il quartiere di S. Nicolella, il più vecchio di Nicosia, con la chiesetta di S. Nicolò le Petit di origine bizantina, o quelli tutti a scalinate di S. Simone e Giuda e del Vaccarino, che si ricongiungono al quartiere di S. Michele, separato un tempo dalla città e abitato dai Saraceni (Casal Saraceno è definito in un documento del Quattrocento e Via dei Saraceni, Vicolo dei Saraceni si legge ancora in alcune insegne viarie).

Gli arabi vi si rifugiarono dopo la sconfitta subìta dai Normanni e arabo – normanna è l’elegante chiesa di S. Michele che vi si erge, oggi in stato di abbandono.

Proprio sopra S. Michele l’altura da cui svettano i resti del Castello Normanno offre alla vista anche l’imponente e curiosa facciata di una gran chiesa, Santa Maria Maggiore, la più importante un tempo, perché cuore del nucleo più antico della città, quello abitato dai bizantini e dagli arabi.

Crollata nel 1757 per una rovinosa frana, la chiesa di S. Maria della Scala fu ricostruita a partire da un decennio dopo, ma i lavori si protrassero di fatto fino a questo secolo: del 1908 è l’affresco di Ximenes sull’abside.

Curioso miscuglio di sacro e profano, l’ampio barocco portale della facciata fu qui trasferito dal palazzo patrizio dei baroni di S. Agrippina e mostra vistosamente allo stupefatto osservatore una Venere, una Cerere e un Cupido mescolati e sovrabbondanti decorazioni di frutta e fiori di ispirazione tardo ellenistica.

Con molte opere d’arte, tra cui una Madonna con Bambino di scuola lauranesca, un S. Onofrio e un maestoso Angelo Custode in legno del Li Volsi, il Crocifisso, Padre della Misericordia, un tempo in gara con il Padre della Provvidenza della Cattedrale di S. Nicolò.

Il tesoro della Chiesa è costituito dalla monumentale “cona” in marmo del 1512 di Antonello Gagini e dei suoi allievi, che concepita in forma ogivale si innalza su sette zone sovrapposte, alla maniera di certi retabli spagnoli, dando vita con le sue innumerevoli statue e scene sacre ad un trionfo di marmo e oro, che costituisce un unicum per la sua grandiosità nella storia dell’arte gaginesca e dell’arte siciliana in particolare.

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