Taormina nasce in seguito all’arrivo di alcuni profughi greci provenienti dalla vicina città di Naxos, già conquistata da Dionigi I di Siracusa e tra le più antiche colonie greche isolane (358 a.C.).

La città, originariamente, venne chiamata Tauromenion, e, con tale dominazione la città assume l’aspetto tipico delle varie colonie greche, a partire dalla costruzione dell’agorà, dall’acropoli posta al vertice del Monte Tauro e dalla costruzione del Bouleuterion (sede del consiglio cittadino).

Risale a questo periodo la costruzione di quello che è degnamente considerato il simbolo cittadino, il famoso Teatro Antico di Taormina, costruito nel III secolo a.C. sfruttando la struttura morfologica della collina dove risiede e contornato da un panorama affascinante comprendente due estremi geografici, la baia di Schisò e l’imponente Etna.

Furono i romani a modificare abbondantemente Taormina, trasformando o ripristinando l’architettura cittadina. Inutile dire che il primo lavoro cui si dedicarono i Romani fu la trasformazione del teatro greco in anfiteatro romano.

I Romani vanno ricordati anche per la realizzazione di nuove opere architettoniche che ancora oggi costituiscono un vanto cittadino. A questo periodo risale uno dei beni culturali più famosi della città, le “Naumachie“, un terrazzamento che prevedeva anche la presenza di una cisterna collegata ad un acquedotto a sua volta previsto per seguire la nuova espansione urbanistica cittadina.

  • La Cattedrale fortezza, come venne definito il Duomo di Taormina, fu edificata intono al 1400 sui ruderi di una piccola chiesetta di epoca medievale e dedicata a San Nicola di Bari.
    Ha una struttura a croce latina con tre navate. Nelle due laterali trovano posto i sei altari minori. Sei colonne, tre per lato, di origine monolitica in marmo rosa di Taormina e sormontate da capitelli decorati a foglia e a squama di pesce, sostengono la navata centrale. Quest’ultima si apre sotto un soffitto a travi di legno con mensole intagliate, che riproducono motivi arabi resi in gusto gotico.
    Di notevole interesse il portale principale, ristrutturato nel 1636, con un grande rosone scolpito d’ispirazione rinascimentale.
  • La Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto sorge sulle rovine dell’Odeon, costruito a sua volta sui resti di un tempio greco dedicato probabilmente ad Afrodite. La chiesa in stile barocco fu costruita nella prima metà del 1600. Entrando a destra su di una colonna è posta la statua in marmo di Santa Caterina risalente al 1493, questa statua si trovava prima nell’antica chiesa di S. Caterina fuori le mura, l’attuale chiesa dei Cappuccini. L’interno della chiesa è ad una sola navata.

Sotto il pavimento della chiesa c’è una cripta, rinvenuta durante il restauro avvenuto negli anni ’70, in cui anticamente venivano sepolte le persone importanti. Il restauro ha portato anche alla luce, nel lato destro della chiesa, i ruderi di muri e di acciottolato di epoca greco-romana che sono stati recintati da una ringhiera in ferro battuto. Il portale è in marmo rosa di Taormina, mentre tutte le aperture della facciata sono realizzate in pietra di Siracusa. Al centro della facciata, sopra il portale, è collocata in una nicchia la statua di Santa Caterina scolpita nell’anno 1705 ad opera di Paolo Greco.
Rimasta per circa 40 anni in stato di precarietà e chiusa, la chiesa di Santa Caterina d’Alessandria è stata restaurata e riaperta al culto il 25 novembre del 1977.

  • Santuario Santa Maria della Rocca, risalente al secolo XII e restaurata nel 1600, sorge su un piccolo monte che sovrasta Taormina dal quale si gode un panorama mozzafiato, è così chiamata perchè fu costruita e scolpita nella roccia.

La leggenda vuole che durante un temporale un pastorello per ripararsi con il suo gregge entrò dentro una grotta e, al bagliore dei lampi, vide una signora con in braccio un bambino, spaventato fuggì lasciando le pecore. Tornato con i suoi genitori, nel punto dove aveva visto la signora, c’era una crepa nella roccia al cui interno si vedeva un dipinto raffigurante la signora con il bambino. Dall’apparizione della Madonna al pastorello, la piccola grotta divenne luogo di pellegrinaggio per tanti fedeli che ancora oggi, ogni terza domenica di settembre, si recano presso la chiesa per festeggiare la Madonna della Rocca.

  • Piazza Duomo era il luogo preferito dagli uomini illustri che in passato visitarono Taormina, come Oscar Wilde, Guy de Maupassant, Alexander Dumas j., Richard Wagner e Johannes Brahms. Sulla Piazza, si affaccia anche il Palazzo del Comune. Al centro della Piazza si trova una magnifica fontana, attribuita ad uno degli ultimi allievi del fiorentino Montorsoli.
    La fontana fu costruita nel 1635 su gradoni circolari. Deliziose sono le quattro fontanelle laterali.
    Sullo zampillo centrale è scolpito il Minotauro, simbolo della città di Taormina.
  • Porta Catania delimita la parte Sud del Corso Umberto I, fa parte della seconda cinta muraria e la sua costruzione risale al 1440, data che risulta incisa nell’edicola raffigurante lo stemma Aragonese al centro sopra l’arco. E’ detta anche porta del Tocco, perchè nella piazzetta adiacente, in epoca normanna, si tenevano le riunioni pubbliche. L’ora del tocco era la prima ora dopo mezzogiorno, quindi segnalava le ore 13.00.
  • Porta Messina segna l’ingresso nord del centro storico della città. Da essa si accede al Corso Umberto I°, la via principale di Taormina. Mentre Porta Catania è la porta di accesso del lato sud.
    Le due porte di ingresso facevano parte del triplice sistema di fortificazioni che si sviluppava da nord-est, realizzato dagli arabi per difendere la città. Tra le due porte si innalza la Porta di Mezzo nota anche come Torre dell’orologio.
    Porta Messina, inaugurata nel 1808 da Ferdinando IV di Borbone (come riportato nella lapide in cima alla Porta) è conosciuta anche come Porta Ferdinandea proprio in onore al re.
  • Il Teatro Greco fu realizzato in un punto panoramico meraviglioso, da cui si ammirano la mole dell’Etna e il Mar Jonio. Su alcuni gradini è inciso il nome di Filistide, la moglie di Ierone II, il tiranno di Siracusa che molto probabilmente nel III secolo a.C. fece costruire il teatro taorminese.

L’edificio fu ricostruito in età romana e più precisamente nel II secolo d.C. La cavea, cioè lo spazio per le gradinate, ha un diametro di circa 109 metri ed è divisa in nove settori. Il teatro di Taormina, per dimensioni, è il secondo della Sicilia dopo quello di Siracusa. Alla sommità delle gradinate si trova un doppio portico, coperto da una volta.

Trentasei piccole nicchie si aprono sul muro del portico e forse servivano per accogliere alcune statue. In età romana, l’orchestra del teatro fu trasformata in arena per i giochi dei gladiatori.
La scena presenta tre grandi aperture, fiancheggiate da nicchie e da colonne qui ricollocate nel XIX secolo, dall’Architetto Francesco Saverio Cavallari.

  • La Necropoli Araba si trova a poche centinaia di metri dalla porta nord, lungo la provinciale che da Capo Taormina sale fino al centro della città. Si presume sia stata realizzata tra il IX e l’XI secolo. Viene definita a metodo colombario (celle simmetriche poste l’una sull’altra).
  • Il Palazzo Duchi di Santo Stefano fu costruito tra la fine del 1300 e i primi anni del 1400.
    Era parte integrante della cinta muraria medievale di taormina, capolavoro dell’arte gotica siciliana, ancorato all’esperienza arabo-normanna. Su due facciate si trova un fregio che forma un magnifico merletto d’intarsi, grazie all’alternanza di tasselli in pietra lavica e di tasselli in pietra bianca di Siracusa.

Le bifore del primo piano sono molto semplici. Da notare,come il profilo esterno degli archi sia evidenziato da blocchetti in pietra lavica. Molto elaborate sono le bifore del secondo piano.
Sono trilobate, cioè presentano una sorta di merletto a tre lobi a destra e a sinistra della colonna.
Sotto l’arco a sesto acuto, potete vedere un magnifico rosone traforato. Nel 1700 fu realizzata la scala che dal piano terra porta al primo piano. Nel giardino esiste ancora il pozzo per la raccolta dell’acqua piovana.

L’originario aspetto di edificio fortificato fu alleggerito nel trecento e nel quattrocento, quando vi abitarono le famiglie dei De Spuches, dei Duchi di Santo Stefano di Brifa e i Principi di Galati.
Durante l’estate taorminese, nel cortile adiacente si tengono importanti manifestazioni culturali.
Il palazzo, oggi è la sede della Fondazione Mazzullo. Sono esposte numerose opere dell’artista Giuseppe Mazzullo, nato il15 febbraio del 1913 a Graniti, un piccolo paese del messinese, a ridosso delle suggestive gole dell’alcantara.

  • Palazzo Corvaja, sorge sull’antico foro romano, la piazza dell’antica Tauromenion. Il nucleo originario del Palazzo era una torre realizzata dagli arabi tra il 902 e il 1079. La torre aveva forma cubica, proprio come la Kaba della Mecca, che secondo Maometto fu il primo tempio innalzato a Dio da Abramo. A Palazzo Corvaja si riunì il Parlamento siciliano nell’anno 1411. Le assemblee furono presiedute dalla regina spagnola Bianca di Navarra, che in quel periodo governava la Sicilia e che scelse il Palazzo come residenza estiva.
    Il nome attuale del Palazzo si riferisce alla nobile famiglia dei Corvaja, che vi abitò dal 1538 al 1945. Dopo molte trasformazioni, nel 1946 il Palazzo fu restaurato dall’architetto Armando Dillon.
  • La Villa Comunale, originariamente il parco dell’abitazione di Lady Florence Trevelyan, nobildonna inglese cugina della regina Vittoria, che visse a Taormina dal 1884 e sposò il sindaco di quel tempo. Il parco, per desiderio di lady Florence fu realizzato come un tipico giardino all’inglese in cui furono collocate molte specie di piante rare. Il giardino passò al comune di Taormina nel 1922 e al suo interno, grazie all’estro di Lady Trevelyan, si possono ancora ammirare delle particolari costruzioni chiamate ‘victorian follies‘. Ospitando nella sua villa molti personaggi illustri dell’epoca contribuì a lanciare il nome e le bellezze di Taormina.

Lady Florence Trevelyan morì nel 1907, e l’ultima delle sue eccentricità fu quella di farsi seppellire sul monte Venere, alle spalle di Taormina, in località ‘a francisa’ così denominata, perchè tutti gli stranieri in quel tempo erano chiamati i ‘francisi’.

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